School garden: adottiamo il giardino

Visita guidata al giardino della scuola.

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A conclusione del percorso sviluppato nel corso dello scorso anno scolastico, dedicato agli alberi, abbiamo organizzato la visita al giardino della nostra scuola.

Noi alunni della scuola “Marconi” 2D, accompagnati dalle nostre insegnanti, abbiamo fatto da “ciceroni” ai bambini di tutte le classi della scuola primaria “Munaretto”.

Abbiamo letto schede tecniche, poesie, filastrocche inventate da noi e raccontato storie e  miti relativi ad alcuni alberi del nostro bel giardino scolastico.

Il nostro progetto è stato premiato dall’ Arpav, guarda QUI

Per vedere un breve video della giornata clicca QUI

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L’arbre

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L’ARBRE

Les parties qui composent un arbre sont les racines, le tronc, les feuilles, les branches et les petites branches, le nid.

NOTRE JARDIN

Dans le jardin de notre collège il y a différents types d’arbres: l’orme, le laurier, le peuplier, le bouleau, le chêne. Il y a aussi le lierre, qui n’est pas un arbre.

LA CELLULE

Nous avons dessiné et affiché en classe une cellule végétale géante. Elle est délimitée par la paroi cellulaire et la membrane cellulaire. A l’intérieur il y a les vacuoles, les ribosomes, le réticulum endoplasmique, le noyau, le cytoplasme et les mitochondries. La cellule végétale est verte parce qu’elle contient des chloroplastes.

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Incontro con il Dott. Donadel, Ufficio Verde pubblico, Comune di Venezia

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Il dott. Donadel, tecnico responsabile del Verde Pubblico del Comune di Venezia, è venuto a trovarci nella nostra Scuola, per un incontro davvero interessante. Abbiamo prima visto l’importanza che rivestono gli alberi per l’uomo, per l’ambiente e per la città. Abbiamo appreso che nel territorio comunale ci sono ben tre milioni di metri quadrati di aree verdi  circa quarantamila alberi (esclusi il Bosco di Mestre e i Parchi San Giuliano e Albanese).

Ci ha spiegato poi di cosa si occupa la struttura del Verde Pubblico; per esempio interviene sulle aree a Verde Pubblico non affidate a gestori per la cura, lo sfalcio e la potatura; fornisce consulenze alle varie strutture comunali su tematiche riguardanti le aree verdi, fornisce consulenze specialistiche nella progettazione di opere pubbliche e private che prevedano la realizzazione di opere a verde; rilasciano pareri tecnici in merito alla domanda di modifica del verde in ambiti vincolati; rilasciano il parere per l’occupazione di aree di verde pubblico, e attraverso l’applicazione del regolamento comunale per la promozione e la tutela del verde in città, sanzionano anche chi compie reati contro il patrimonio “Verde”.

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Pensate che questo regolamento è stato fatto nel 2003 dopo che alcune persone si sono incatenate ad alcuni alberi per non farli abbattere.20171019_090315

Siamo poi andati nel giardino della nostra scuola per mappare gli alberi più interessanti. Abbiamo così scoperto di avere due splendidi esemplari di Taxodium, parenti stretti delle sequoie che sono fra le piante più antiche del Pianeta. Abbiamo un Gelso, utilizzato una volta per i bachi da seta, con delle more buonissime! Un bellissimo Ciliegio, un Ginkgo Biloba, una pianta di origini antichissime…e poi…venite a trovarci e vi faremo da Ciceroni!

(Foto degli alberi del nostro giardino in autunno)

La politica ambientale della Repubblica di Venezia

Venezia e alberi

Guarda la presentazione su Prezi.

Nella sua lunga e secolare storia la Repubblica di Venezia ha sempre considerato con grande attenzione e lungimiranza i problemi ambientali. Nel territorio della Repubblica di Venezia acque e boschi erano gli elementi base del rapporto fra natura e uomo, finalizzato ad un intelligente sfruttamento delle risorse, che mirava alla conservazione del patrimonio ambientale. Città e ambiente erano, e sono, quindi strettamente legati, al punto che la laguna esiste ancora oggi grazie all’ intervento dell’uomo ma, al tempo stesso, è questo intervento che potrebbe mettere in pericolo la sua sopravvivenza.

Esempi significativi della politica ambientale della Repubblica di Venezia sono la regolazione dei corsi d’acqua per preservare la laguna e gli interventi per la conservazione dei boschi delle zone montane, fonte di prezioso legname, materia prima per la costruzione di edifici e di navi, nel famoso Arsenale. La tutela dei boschi serviva anche ad evitare il dissesto idrogeologico e l’interramento della laguna. (Continua su Prezi).

Felix Finkbeiner, il bambino che piantava gli alberi.

“Per finire, vorrei lanciare un messaggio a tutti i ragazzi del mondo: noi ragazzi rappresentiamo la maggioranza della popolazione mondiale. Possiamo quindi cambiare qualcosa. E non dimenticatelo mai: una zanzara da sola non può scagliarsi contro un rinoceronte, ma migliaia di zanzare possono costringere un rinoceronte a cambiare direzione”. (dal discorso di Felix Finkbeiner all’ONU, 2011)

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Felix Finkbeiner  è bambino tedesco che  nel 2007, quando aveva 9 anni, dopo che gli era stata spiegata la fotosintesi clorofilliana a scuola e fatta una ricerca sui cambiamenti climatici, ha conosciuto la storia  di Wangari Maathai, che aveva lavorato per piantare oltre 30 milioni di alberi in tutta l’Africa. Così Felix, il 28 marzo 2007 fece piantare il primo albero nella sua scuola. Felix si era posto come obiettivo di piantare un milione di alberi nella sola Germania, ma desiderava che ogni bambino potesse piantare un milione di alberi per ogni paese della terra. Dopo un anno erano già stati piantati 150.000  alberi. Dall’inizio della sua visione, solo in Germania Felix ha piantato più o meno 30 alberi all’ora, ogni ora.  Felix è riuscito anche a presentare la sua iniziativa all’assemblea delle Nazioni Unite. Il 4 maggio 2011 ha raggiunto il suo primo obiettivo: ha pianto il milionesimo albero davanti ai ministri dell’ambiente di 45 nazioni.

Nel 2011 fondò ufficialmente una fondazione chiamata Plant-for-the-Planet, che Felix per due anni guidò personalmente. Dalla sua creazione, l’organizzazione si è sviluppata in un movimento mondiale. Felix è intervenuto anche alla Conferenza Tunza per l’infanzia e la gioventù dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), dove ha promosso Plant-for-the-Planet ed è stato in grado di ottenere il sostegno dei bambini di tutto il mondo, promettendo di piantare un milione di alberi nei loro paesi. I principali luoghi dove vengono sentiti gli effetti del cambiamento climatico sono i paesi del Sud del mondo, che  soffrono maggiormente il problema ed è proprio in queste nazioni che la fondazione agisce maggiormente, andando a creare frutteti per cercare di sviluppare l’agricoltura.

Oggi Felix ha 20 anni e continua nel suo impegno ambientalista. La sua Fondazione lavora con Nazioni Unite e Nasa,  coinvolgendo nel suo progetto migliaia di ragazzi a ogni latitudine. Oggi grazie a lui sono già stati piantati oltre 15 miliardi di alberi, 200 mila solo in Italia. Il suo obiettivo è ridurre la Co2 in atmosfera di 10 miliardi di tonnellate all’anno. E per farlo dovrà arrivare a piantare in tutto un trilione di alberi.

“Noi ragazzi abbiamo compreso che gli adulti sanno tutto su queste crisi. Ma ciò che non comprendiamo è perché venga fatto così poco. Siamo convinti che gli adulti sanno perfettamente quali sfide ci attendono e quali sono le soluzioni. Ma non comprendiamo perché venga fatto così poco”.(Felix Finkbeiner)

E noi cosa ne pensiamo?

Dopo aver visto il video di Felix,  aver letto le sue parole  ed ascoltato la sua storia pensiamo che:

Il nostro futuro può migliorare anche con minime azioni e piccole attenzioni da parte nostra (Asia F.)

Sono d’accordo con ciò che dice Felix, da soli possiamo fare poco, ma tutti insieme molto. Come dice il proverbio “l’unione fa la forza” (Alberto Z.)

Uno da solo non può fare molto per il mondo, ma tanti di noi, uniti insieme, possono fare tanti cambiamenti per il nostro futuro. (Denis B.)

Io credo che l’affermazione di Felix sia giusta perché lui, da solo, non può combattere contro la deforestazione, ma se tutti cominciamo a piantare alberi, curiamo l’ambiente, non sprechiamo cibo, non sprechiamo acqua, teniamo comportamenti sostenibili possiamo salvare il mondo e le generazioni future. Se diamo un senso ad ogni nostra azione, avremo un mondo migliore. (Daniel P.)

Secondo me il discorso di Felix è molto utile,  perché così i ragazzi si sentono incoraggiati a piantare gli alberi ed a migliorare l’ambiente. Invece che tagliare sempre alberi dovremmo prendere anche esempio dagli antichi della Serenissima.  Quando tagliamo gli alberi poi dovremmo ripiantarli così non ci saranno più luoghi secchi e senza alberi ed  in futuro si vivrà meglio. (Riccardo G.)

Secondo me, l’affermazione di Felix è giusta. I grandi dovrebbero contare su di noi, perché noi siamo il futuro. Tagliando gli alberi si diminuisce l’ossigeno, perciò dobbiamo impegnarci a piantare più alberi, cosi la nostra terra continuerà a vivere. (Ardi T.)

Gli adulti non considerano il futuro delle nuove generazioni. (Alessia L.)

Donne e uomini che piantano alberi. Dal romanzo alla realtà.

“Sono le piccole cose che fanno i cittadini quelle che fanno la differenza. La mia piccola cosa è piantare alberi”. (Wangari Maathai)

Se il personaggio di  Elzéard Bouffier è frutto della fantasia di uno scrittore, nella realtà ci sono persone che portano avanti un’impresa come la sua, in qualche caso in solitudine, come il protagonista di Giono.

In classe abbiamo conosciuto la storia di Wangari Maathai e di Yacouba Sawadogo, entrambi africani, una del Kenya, l’altro del Burkina Faso.

Wangari Maathai  è la donna che ha fondato il Green Belmaathait Movement, coinvolgendo milioni di donne nella lotta alla deforestazione e alla povertà. Nel 2004 ha ottenuto il premio Nobel per la pace (per la prima volta a una donna africana) come riconoscimento del legame tra sviluppo sostenibile, democrazia e pace. Nata a Nyeri in Kenya nel 1940, dopo aver studiato negli Stati Uniti, in Germania e a Nairobi, inizia a insegnare anatomia veterinaria, prima donna kenyota a diventare professore universitario. Nel 1976, attiva con il Consiglio nazionale delle donne del Kenya, propone l’idea di coinvolgere le comunità locali a piantare alberi come attività chiave per contrastare la deforestazione. L’obiettivo finale è quello di ridurre la povertà proteggendo l’ambiente e piantare alberi diventa un’azione fondamentale per frenare la diminuzione delle risorse a disposizione dei villaggi. Con questo obiettivo fonda il Green Belt Movement, che porta le donne a piantare oltre 40 milioni di alberi. L’attività di Wangari Maathai cerca sempre di coniugare democrazia, diritti umani e difesa dell’ambiente, in un ottica di sviluppo sostenibile. Nel 2000 guida la campagna per la cancellazione del debito dei paesi africani in occasione del Giubileo. Si batte anche contro il land grabbing (l’acquisizione su larga scala di terreni in paesi poveri da parte di aziende multinazionali e governi), denunciando il fenomeno in molti organismi internazionali. wangari-maathai Nel 2004 le viene riconosciuto il Premio Nobel per la pace perché “è stata una fonte di ispirazione per molti nella lotta per i diritti democratici e soprattutto ha incoraggiato le donne a migliorare la propria situazione”. Malata da tempo muore a Nairobi nel 2011, ma il suo esempio fa scuola nel mondo.

“Un albero spinge le radici nel profondo del terreno e tuttavia svetta alto nel cielo. Ci dice che per poter ambire a qualcosa dobbiamo essere ben piantati per terra e che, indipendentemente da quanto in alto arriviamo, è sempre dalle radici che attingiamo il nostro sostentamento.” da “Solo il vento mi piegherà” di Wangari Maathai.

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Yacouba Sawadogo nasce in Burkina Faso, circa settant’anni fa. Egli riesce a perfezionare alcune tecniche di agricoltura tradizionale per recuperare terreni gravemente colpiti dalla siccità, come il Sahel africano.

A Gourga, villaggio della zona nordorientale del Burkina Faso, Yacouba Sawadogo pianta alberi e coltiva la terra diventata arida dopo il periodo di siccità compreso tra il 1973 e il 1984. Pur avendo studiato decide di dedicarsi alla terra e di sperimentare un’antica tecnica di cui aveva sentito parlare dai suoi genitori: lo Zaï, che consiste nel preparare la terra nella stagione secca creando microbacini in grado di trattenere l’acqua piovana della stagione successiva. Modifica, però, la tecnica aumentando, sia in larghezza che in profondità, la dimensione delle buche scavate nel terreno, che poi ricopre di foglie e letame. Quest’intuizione appare subito molto utile. Numerose termiti vengono attirate nei buchi e, digerendo la materia organica, contribuiscono a rimineralizzare il suolo. Con l’arrivo delle piogge, l’acqua raccolta nelle buche inizia a scorrere nei tunnel scavati da questi insetti consentendo una migliore irrigazione e permettendo al terreno di sostenere adeguatamente la crescita di sesamo, sorgo e miglio. Preoccupato per l’avanzata del deserto che avrebbe potuto inghiottire le coltivazioni, comincia a piantare diverse specie di alberi e a prendersi cura di quelle spontanee.Deserto Nell’ arco di una trentina d’anni piante di tamarindo, karité, acacie e baobab sono diventate una foresta di oltre una dozzina di ettari in pieno deserto del Sahara e Yacouba continua a lavorare, incurante delle critiche che gli sono state rivolte in passato o dell’avidità di chi vuole tagliare la “sua” foresta per costruire. Condivide il suo sapere e le sementi e, attraverso la radio, raggiunge un gran numero di contadini della zona, informandoli sui periodi di semina e suggerisce come fare con il raccolto. Numerosi agricoltori si recano a Gourga per scambiare con lui i semi migliori e apprendere le nuove tecniche, semplici ed economiche. Molti contadini seguendo il suo esempio stanno rigenerando terreni altrimenti desertificati.

 

“L’uomo che piantava gli alberi”

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole”. (J.Giono)

Abbiamo letto in classe il testo di J.Giono “L’uomo che piantava gli alberi”.

Il romanzo racconta la vicenda di Elzéard Bouffier e della sua tenacia nel piantare alberi. La storia comincia nel 1913; il narratore sta facendo una gita a piedi sulle Alpi provenzali.  Durante il cammino finisce le scorte d’acqua, in una vallata deserta e senza alberi, dove cresce solo lavanda selvatica, senza alcun segno di vita, salvo un villaggio abbandonato, con case vecchie e rovinate ed una fonte secca. Il ragazzo incontra un pastore assieme al suo gregge di pecore, che gli offre l’acqua dalla sua borraccia. Il pastore è un uomo silenzioso che ospita il narratore nella sua casa. Il giorno dopo lo segue mentre fa i suoi lavori e scopre che lui pianta ogni giorno cento ghiande. Gli spiega che dopo essere diventato vedovo, aveva deciso di migliorare il luogo desolato in cui viveva facendovi crescere una foresta. Elzéard Bouffier, per preservare e migliorare la valle cerca, piantando le ghiande ogni giorno, di rimboscare l’area. Dopo questo incontro, il narratore combatte come soldato di fanteria nella prima guerra mondiale. Una volta congedato, torna negli stessi luoghi nel 1920 ed è sorpreso alla vista della trasformazione del paesaggio, con alberi ormai alti, non solo querce, ma anche faggi e betulle. L’acqua scorre nuovamente in ruscelli una volta secchi, e la foresta raggiunge ormai un’estensione di undici chilometri. Ritrova anche Elzéard Bouffier, che non fa più il pastore, ha tenuto solo quattro pecore, ma è divenuto apicoltore. Da quel giorno torna a trovare ogni anno l’amico, ammirando la crescita della foresta. Le popolazioni vicine si accorgono della trasformazione, ma la attribuiscono a fattori naturali. Nel 1935 la nuova foresta viene visitata da una delegazione governativa e viene messa sotto la protezione dello Stato. Dopo la seconda guerra mondiale, anche il villaggio abbandonato viene nuovamente popolato e sorgono nuove fattorie e coltivazioni nei dintorni, tutti gli abitanti sono nuovamente felici grazie a Elzéard Bouffier. Il racconto si conclude con la notizia della morte serena in una casa di riposo di Elzéard Bouffier nel 1947.