“L’uomo che piantava gli alberi”

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole”. (J.Giono)

Abbiamo letto in classe il testo di J.Giono “L’uomo che piantava gli alberi”.

Il romanzo racconta la vicenda di Elzéard Bouffier e della sua tenacia nel piantare alberi. La storia comincia nel 1913; il narratore sta facendo una gita a piedi sulle Alpi provenzali.  Durante il cammino finisce le scorte d’acqua, in una vallata deserta e senza alberi, dove cresce solo lavanda selvatica, senza alcun segno di vita, salvo un villaggio abbandonato, con case vecchie e rovinate ed una fonte secca. Il ragazzo incontra un pastore assieme al suo gregge di pecore, che gli offre l’acqua dalla sua borraccia. Il pastore è un uomo silenzioso che ospita il narratore nella sua casa. Il giorno dopo lo segue mentre fa i suoi lavori e scopre che lui pianta ogni giorno cento ghiande. Gli spiega che dopo essere diventato vedovo, aveva deciso di migliorare il luogo desolato in cui viveva facendovi crescere una foresta. Elzéard Bouffier, per preservare e migliorare la valle cerca, piantando le ghiande ogni giorno, di rimboscare l’area. Dopo questo incontro, il narratore combatte come soldato di fanteria nella prima guerra mondiale. Una volta congedato, torna negli stessi luoghi nel 1920 ed è sorpreso alla vista della trasformazione del paesaggio, con alberi ormai alti, non solo querce, ma anche faggi e betulle. L’acqua scorre nuovamente in ruscelli una volta secchi, e la foresta raggiunge ormai un’estensione di undici chilometri. Ritrova anche Elzéard Bouffier, che non fa più il pastore, ha tenuto solo quattro pecore, ma è divenuto apicoltore. Da quel giorno torna a trovare ogni anno l’amico, ammirando la crescita della foresta. Le popolazioni vicine si accorgono della trasformazione, ma la attribuiscono a fattori naturali. Nel 1935 la nuova foresta viene visitata da una delegazione governativa e viene messa sotto la protezione dello Stato. Dopo la seconda guerra mondiale, anche il villaggio abbandonato viene nuovamente popolato e sorgono nuove fattorie e coltivazioni nei dintorni, tutti gli abitanti sono nuovamente felici grazie a Elzéard Bouffier. Il racconto si conclude con la notizia della morte serena in una casa di riposo di Elzéard Bouffier nel 1947.

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