I Celti e gli alberi

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Ricerca di Denis B. e Suraya K. classe 1D

Secondo gli studiosi i Celti arrivarono dall’Asia Minore e occuparono, tra l’VIII e il IV secolo a.C., molte regioni dell’ Europa centrale e delle isole britanniche, arrivando fino a Roma.

Furono un insieme di popoli indoeuropei che, nel periodo di massimo splendore (IV–III secolo a.C.), si stabilirono oltre che in un’ampia area dell’Europa e delle Isole britanniche anche nel bacino del Danubio, con alcuni insediamenti isolati più a sud, verso le penisole iberica, italica e anatolica. Avevano origini etniche e culturali comuni e appartenevano al ceppo linguistico indoeuropeo.Carta dei Celti in Europa

Dal III sec.  inizia il declino di questi popoli, con attacchi continui a Nord dai Germani, a est dai Daci ed a sud dai Romani. I loro domini si sgretolarono fino a che il territorio celtico fu limitato unicamente alla Gallia, dove mantennero la propria indipendenza fino al 5851 a.C. con la conquista di Cesare. Tempo dopo, anche in Britannia ed Irlanda vennero progressivamente repressi dalla presenza straniera. Le lingue celtiche sopravvissute fino ad oggi sono limitate in piccole aree in Irlanda, Galles, Scozia e Bretagna. Erano organizzati in tribù e un elemento molto importante che accomunava le varie tribù era la religione, che si fondava sul culto di numerosi dei. Nonostante credessero nell’esistenza di un aldilà e dessero importanza al culto dei morti, i Celti esaltavano la vita e la natura e immaginavano che gli dei risiedessero in luoghi nascosti: isole lontane, foreste, grotte.

Molto importante per loro era il culto degli alberi.branches-238379_960_720

Presso i Celti gli alberi rivestivano particolare importanza culturale, religiosa e politica erano oggetti di divinazione, adorazione e culto. Erano il simbolo universale della vita: le foglie che cadono ciclicamente  e diventano nutrimento del terreno, per poi ricrescere nel susseguirsi delle stagioni, simboleggiavano l’eterna rinascita. Gli alberi che, invece, come gli abeti non perdono le foglie, erano simbolo d’eternità e richiamavano all’ immortalità dell’anima. Secondo alcune interpretazioni della simbologia celtica, le radici che affondano nel terreno erano il collegamento con gli inferi, il tronco rappresentava il mondo in cui viviamo ed i rami che vanno verso il cielo erano un legame con l’aldilà.oroscopo_celtico 1

I Celti credevano che il tempo scorresse seguendo una spirale e che le stagioni potessero tornare ciclicamente anno dopo anno.
Avevano così ideato un calendario di tredici mesi di cui uno composto da soli tre giorni. Avevano affidato a ogni sezione un albero che, per le sue qualità, maggiormente poteva rappresentare quel determinato periodo.
L’albero era un elemento importante nella loro cultura, così piante e arbusti divennero i protettori dei nuovi nati, a cui conferivano le virtù che maggiormente li caratterizzavano.quercia1
Uno degli alberi più importanti per i Celti era la quercia.

I Celti celebravano i loro sacrifici nelle vicinanze di una quercia. Per loro rappresentava la forza della saggezza e della conoscenza ed era in grado di stimolarla negli altri.  La Quercia era l’albero del Giudizio sotto il quale il Re prendeva le sue decisioni.  Dalla Quercia presero nome i sacerdoti Celti, i Druidi. La loro iniziazione e tutti i riti importanti avvenivano in boschi di Querce, Drunemeton. La Quercia era Regina dell’anno crescente, rappresentava la forza spirituale e la magia della terra. Il Re che sedeva sotto la Quercia era garante dell’ordine cosmico sulla terra; quando perdeva forza e potenza, era sfidato da un aspirante successore che lo uccideva nel duello rituale. Il vecchio Re-Quercia veniva sacrificato ritualmente nel fuoco del solstizio d’estate.

 

 

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Rami di rime (prima parte)

Articolo di Asia F. classe 1D

L’11 dicembre abbiamo fatto un’esperienza particolare, interessante e divertente. Abbiamo incontrato una scrittrice molto brava: Leda Luise.

L’incontro è stato organizzato dalla nostra professoressa di italiano, in accordo con le maestre della Scuola Primaria (5A), per il laboratorio di continuità didattica. Ci siamo riuniti in biblioteca noi alunni di 1D con i bambini di 5A per ascoltare le proposte e i suggerimenti di Leda Luise. Prima abbiamo detto le parole che ci venivano in mente legate agli alberi, che è il tema centrale del nostro lavoro.

20171211_102410 Poi siamo partiti da alcune parole da cui dovevamo prendere spunto per farne un testo in rima.20171211_114817

Ci siamo divisi in gruppi “misti” delle due classi e abbiamo provato a scrivere i testi, guidati dalle insegnanti e da Leda Luise.

Al termine del laboratorio le filastrocche sono state trascritte e lette ad alta voce. Leda Luise è stata contenta e ci ha fatto notare che pur partendo tutti da tre o quattro parole uguali, ogni gruppo aveva creato rime diverse e molto simpatiche. E’ stata una bellissima esperienza! I cartelloni che abbiamo realizzato quel giorno sono ora appesi in atrio della scuola, ma il nostro lavoro di “scrittori” non è ancora concluso. Questa bellissima esperienza si ripeterà, vi aggiorneremo con le nuove rime.Rami di rime

Intanto ecco alcuni dei testi realizzati in sole due ore!

In autunno e in primavera

 L’albero è povero di foglie

perché il vento gliele toglie.

Gliele toglie ogni sera

finché arriva primavera.

Primavera porta i fiori

Con bellissimi colori.

 L’usignolo e il boscaiolo

 Un boscaiolo,

che parlava solo spagnolo,

trovò nel bosco un usignolo.

Ma l’uccellino era ferito,

lo sollevò con il suo dito.

Il boscaiolo gli disse Olè!

e l’usignolo si sentì un re.

L’uccellino nel cielo volò

e il boscaiolo lo salutò.

Il pettirosso e il boscaiolo

 Un pettirosso cadde in un fosso,

passò un gattino

pensò di farne un bocconcino.

Ma un boscaiolo

Che parlava spagnolo,

gli fece riprendere il volo.

Lo salutò con un Olè!

E il pettirosso si sentì un re!

 Il pettirosso il gattino e il boscaiolo

Una volta un pettirosso

perse il volo e cadde in un fosso.

Passò di lì un gattino

pensò: GNAM GNAM che bocconcino!

Ma l’amico boscaiolo

al pettirosso fece prendere il volo.

E il gattino sconsolato

rimase molto affamato.

Tree book tree

Mio papà nella selva

La nostra professoressa di inglese ha portato a scuola un libro, ma non un libro come tutti, questo ha una particolarità, cioè è fatto con materiali biodegradabili, può essere piantato e dal libro cresce un albero di jacaranda che si sviluppa fino a trenta metri. Quando l’abbiamo visto non credevamo che un libro si potesse trasformare in un albero, ma grazie alla visione di un video che spiega l’iniziativa, siamo rimasti tutti sorpresi.

Questa iniziativa si chiama “Tree book tree” ed è stata ideata dalla casa editrice argentina Pequeno Editor. I libri sono fatti tutti a mano con materiali biodegradabili, inchiostro compreso, e contengono dei semi. Una volta letti, i volumetti possono essere “seminati”: i materiali biodegradabili spariscono e restano dei semi di jacaranda, che poi germogliano.  La casa editrice spiega nel suo, sito che il libro “Mi Papá Estuvo en la Selva” (“Mio papà è stato nel bosco”), è un racconto già pubblicato alcuni anni fa, però in formato “classico”. Nel 2015 invece hanno proposto questa iniziativa per sensibilizzare i lettori sull’importanza degli alberi per il mondo.

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Anche noi avremmo voluto acquistare il libro, che racconta la storia di un padre e del suo bambino che intraprendono un viaggio nelle foreste dell’Ecuador, ma purtroppo non è in vendita in Italia. Alla nostra professoressa, infatti, è stato regalato da un’amica argentina.

Sarebbe bello che tutti i libri si potessero poi piantare, così potremmo restituire alla natura ciò che tagliamo anche per scrivere i libri. 

                                                                     Alberto Z. e Suraya K., classe 1D